I premi letterari italiani 2019

 

 

 Il Premio Strega è stato fondato a Roma nel 1947 da Maria e Goffredo Bellonci con il contributo di Guido Alberti. Il premio è assegnato ogni anno a un libro di narrativa pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. I votanti dello Strega sono gli Amici della domenica, un corpo elettorale di quattrocento uomini e donne di cultura. I libri in gara, ognuno presentato da due Amici, sono sottoposti al vaglio della giuria in due successive votazioni.

 

Antonio Scurati

M. Il figlio del secolo

(Bompiani, 2018)

Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un'Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei "puri", i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come "intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale". Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l'uomo che più d'ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell'Italia. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo - e questo è il punto cruciale - in cui d'inventato non c'è nulla...

 

Lo scrittore ha annunciato che il secondo volume, "M.2", dovrebbe uscire nel settembre 2020: «Sarà più breve - ha detto - perché racconta gli anni del regime, meno dinamici di quelli della conquista del potere. Il metodo sarà lo stesso: ogni capitolo accompagnato dalla documentazione, che assumerà un ruolo ancora più ampio».

 

Antonio Scurati è nato a Napoli nel 1969 ed è docente di Letterature contemporanee presso la IULM di Milano. Ha esordito nel 2002 con "Il rumore sordo della battaglia" (Mondadori – premio Kihlgren, premio Fregene, premio Chianciano). Nel 2005, con "Il sopravvissuto" (Bompiani), ha vinto la XLIII edizione del premio Campiello e nel 2008, con "Una storia romantica" (Bompiani), il Mondello. Sempre con Bompiani ha pubblicato: "Il bambino che sognava la fine del mondo" (2009), "La seconda mezzanotte" (2011), "Il padre infedele" (2013) e "Il tempo migliore della nostra vita" (vincitore sia del premio Viareggio sia del premio Selezione Campiello).


Antonio Scurati racconta le motivazioni che lo hanno guidato nella concezione e realizzazione del suo romanzo

 

Proposto da Francesco Piccolo (Premio Strega 2014 con "Il desiderio di essere come tutti)

«Scurati racconta con dedizione e ostinazione la nascita del fascismo in Italia, non tralasciando nessun dettaglio decisivo alla comprensione della nostra Storia, attenendosi ai fatti documentati e appassionando i lettori per pagine e pagine, come hanno dimostrato le reazioni fin dal primo giorno della sua comparsa nelle librerie. Il racconto corale, con al centro la figura di Benito Mussolini, compie il miracolo di farci comprendere come i fatti prendano consistenza e poi potenza in pochi anni, con la complicità dell’indifferenza e della superficialità di un intero popolo. Nonostante quest’anno tra i candidati al premio Strega siano presenti libri e autori che apprezzo, propongo M. di Antonio Scurati perché è un evento nella letteratura italiana, uno dei romanzi importanti dei nostri anni, che merita per questo non solo di partecipare al Premio Strega ma di vincerlo».

   

  Premio Bagutta

Il più antico premio letterario Italiano nacque a tavola.. fra amici scrittori pittori e cultori dell'arte che si trovavano a mangiare sempre nella stessa trattoria scelta per caso dallo scrittore Riccardo Bacchelli, che si trovò bene e portò con se i propri amici e da quegli incontri abituali nacque fra una pietanza e un bicchiere di vino prima l'intenzione e poi di fatto il premio Bagutta. Poiché gli incontri erano abituali gli amici istituirono una multa per coloro che mancavano l'appuntamento consueto, fu così che qualcuno propose di destinare la cifra raccolta all'autore del libro che a parere della maggioranza era il più meritevole e una sera del 1926 riportarono su di un pezzo di carta le regole di quello sarebbe diventato il primo premio letterario in Italia.

 

Marco Balzano

Resto qui

 (Einaudi, 2018)

 

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare».

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E cosí, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

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Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante. Oltre a raccolte di poesie e saggi ha pubblicato tre romanzi: Il figlio del figlio (Avagliano 2010; Sellerio 2016, Premio Corrado Alvaro Opera prima), Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013, Premio Flaiano) e L’ultimo arrivato (Sellerio 2014, Premio Volponi, Premio Biblioteche di Roma, Premio Fenice Europa e Premio Campiello 2015). I suoi libri sono tradotti in diversi Paesi.

Finalista al Premio Strega 2018
Premio letterario Elba 2018
Premio Dolomiti Unesco 2018
Premio Viadana 2018
Premio Latisana 2018
Premio Asti d'Appello 2018
Premio Minerva 2018
Sezione Giovani del Premio Omegna 2019
Premio Bagutta 2019
Premio Mario Rigoni Stern 2019
La traduzione francese di Resto qui ha vinto il Prix Méditerranée 2019


Marco Balzano parla del suo libro

 

 

 
 

 

La nascita del Premio Bancarella è dovuta alla tradizione dei Librai Pontremolesi, fenomeno particolare e unico in Italia. Dall’alta Lunigiana, terra di grande emigrazione, dai paesi di Montereggio, Parana, Pozzo, Mulazzo, Busatica, Filattiera, Bratto, sono partite generazioni e generazioni di librai ambulanti. Per i venditori ambulanti pontremolesi l’appuntamento era in primavera al passo della Cisa, sull’antico itinerario della via Francigena, che divide la Lunigiana dalla Padania. Nei verdi prati dell’Appennino si svolgeva il rito sacro dell’assegnazione delle zone dove andare a vendere, in modo da evitare l’inutile e dannosa concorrenza, e scambiarsi le preziose informazioni per rifornirsi dei libri. Difficile trovare dove comprare libri a prezzo conveniente e adatti alle esigenze della loro clientela. L’ideale trovare un editore dove acquistare i resti di magazzino coi pochi soldi ricavati dalla vendita delle castagne, del formaggio e delle foglie di gelso.

«Un premio che non ha, come tanti altri, ipocrite pretese letterarie o in ogni modo culturali, e viene assegnato ai libri più venduti, in una visione del mondo merceologica e incontrovertibile. Guareschi al posto del pur vicino Pea (grande scrittore morto raggiungendo tirature di mille copie, come del resto Svevo)», scrive il libraio bibliofilo Alberto Vigevani.

«Così il Premio — scrive Ungarelli — intreccia, edizione dopo edizione, una piccola storia dell’editoria italiana, fatta anche di personaggi minori e incorniciata in uno spettacolo popolare pieno di fascino e di curiosità. Il tutto poi accompagnato da testaroli, patona, padeletti, funghi e ottimo vino locale. Così il Premio vive e solo così può rimanere nel tempo; anche una piccola modifica lo farebbe apparire troppo simile agli altri 2.000 premi letterari che esistono in Italia».

 

Alessia GAZZOLA

Il ladro gentiluomo   

(Longanesi, 2019)

 

Torna Alice Allevi, splendida protagonista dei libri di Alice Gazzola (la serie dell'Allieva) ne Il ladro gentiluomo...

Alice Allevi, finalmente Specialista in Medicina Legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l’affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell’Istituto di Medicina Legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola.
Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un’autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L’ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi…

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La serie dell’Allieva:

L’allieva
Un segreto non è per sempre
Sindrome da cuore in sospeso
Le ossa della principessa
Una lunga estate crudele
Un po’ di follia in primavera
Arabesque
Il ladro gentiluomo

Alessia Gazzola nella vita è medico legale. L'allieva (Longanesi, 2011) è il suo primo romanzo, in cui sono raccontate le disavventure della giovane tirocinante Alice Allevi. Tra le altre opere di Alessia Gazzola ricordiamo Sindrome da cuore in sospeso (2012), Un segreto non è per sempre (2012), Le ossa della principessa (2014), Una lunga estate crudele (2015), Non è la fine del mondo (2016), Arabesque (2017) e Lena e la tempesta (2019). Eccetto Non è la fine del mondo, che è edito Feltrinelli e Lena e la tempesta edito Garzanti, gli altri libri dell'autrice sono pubblicati in Italia da Longanesi. Nel 2019 torna in libreria inaugurando una nuova serie: Questione di costanza incentrata sul personaggio di Costanza Macallè.


Alessia Gazzola a Domodossola per presentare il suo libro

 

 

 

Il “Campiello” è un premio letterario che viene assegnato a opere di narrativa italiana. Istituito nel 1962 per volontà degli Industriali del Veneto con lo scopo di ritagliare un preciso spazio per l’imprenditoria veneta nel mondo culturale italiano. Nella sua storia, il Premio Campiello ha provato la validità delle sue scelte culturali segnalando all’attenzione del grande pubblico numerosi autori e romanzi che hanno segnato la storia della letteratura italiana.

La prima edizione si svolse nel 1963 a Venezia nell’isola di San Giorgio e vide premiare il romanzo di Primo Levi “La Tregua”.

 

Andrea Tarabbia

Madrigale senza suono

(Bollati Boringhieri, 2019)

 

Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omiciido perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturusce, inarginabile, il suo genio artistico.
Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ipnotico di questo romanzo gotico e sensuale. Come può, è la domanda scandalosa sottesa, il male dare vita a tale e tanta purezza sopra uno spartito?
Per vendicare l’onore e il tradimento, il principe di Venosa uccide Maria D’Avalos, dopo averla sposata con qualche pettegolezzo e al tempo stesso con clamore. Fin qui la Storia. Il resto è la nostalgia che ne deriva, la solitudine del principe: è lì, nel sangue e nel tormento, che Andrea Tarabbia intinge il suo pennino e trascina il lettore in un labirinto.
Questa storia − è ciò che il lettore scopre sbalordito − ci parla dritti in faccia, scollina i secoli e arriva fino al nostro oggi, si spinge fino a lambire i confini noti eppure sempre imprendibili tra delitto e genio.
Con un gioco colto e irresistibile, tra manoscritti ritrovati e chiose di Igor' Stravinskij − che nel Novecento riscoprì e rilanciò il genio di Gesualdo − Andrea Tarabbia, scrittore tra i migliori della sua generazione, costruisce un romanzo importante, destinato a restare.
L’edificio che attraverso Madrigale senza suono Tarabbia innalza è una cattedrale gotica da cui scaturisce la potenza misteriosa della musica. È impossibile, per il lettore, non spingere il portale. E, una volta entrato, non restarne intrappolato.

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Andrea Tarabbia, nato a Saronno nel 1978, russista di formazione, è docente di letteratura comparata presso l’Università di Bergamo.
Ha pubblicato i romanzi La calligrafia come arte della guerra (Transeuropa, 2010), Marialuce (Zona, 2011) e Il demone a Beslan (Mondadori, 2011), il saggio Indagine sulle forme possibili (Aracne, 2010), l’e-book La patria non esiste (Il Saggiatore, 2011) e Madrigale senza suono (Bollati Boringhieri 2019).
Oltre a scrivere sulla rivista Il primo amore, pubblica articoli per Liberazione, Gli altri, Nazione indiana.

Andrea Tarabbia presenta "Madrigale senza suono", finalista della 57ª edizione del Premio Campiello

 

 Premio Viareggio Rèpaci

Premio Letterario Viareggio-Rèpaci

Il ‘Viareggio’ apre in Italia la stagione dei grandi Premi letterari del Novecento. Dopo il ‘Bagutta’, ideato da Orio Vergani nel 1926 tra le quattro mura di una trattoria milanese, il ‘Viareggio’ nasce in Versilia nel 1929 sulla spiaggia e “sotto un ombrellone” per iniziativa dei tre amici Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. L’eletta compagnia accoglie poi Primo Conti e Gian Capo, con l’intenzione di sottrarre il Premio al chiuso dei cenacoli e di aprirlo en plein air alla libera circolazione delle idee nella società letteraria italiana. Viareggio fu scelta perché “noi fondatori intendemmo contraccambiare la bella spiaggia di quell’amore che aveva saputo accendere nel fondo di noi, da quando avevamo associato il suo nome a quello di Shelley, il ricordo di un tonfo di risacca al crepitio del rogo col quale un Poeta ritornava, dio immortale, ai puri spazi da cui era disceso per scolpire la statua di Prometeo, finalmente liberato dalle potenze e dalle presenze del Male” (Rèpaci).

 

  1 - NARRATIVA :

Emanuele Trevi : Sogni e favole  (Ponte alle Grazie, 2019)

 
Il nuovo «libro strano» di Emanuele Trevi, un quasi-romanzo di tre vite vere. La memoria fantastica di una Roma disfatta, la giovinezza e la mezza età degli umani, l'illusione che le fa felici, l'imprudente verità dell'arte.

Roma, 1983. Il Novecento brilla ancora. Emanuele, neppure ventenne, lavora in un cineclub del centro. Una notte, al termine di un film di Tarkovskij, entra in sala e vi trova un uomo solo, in lacrime. È Arturo Patten, statunitense trapiantato a Roma, uno dei più grandi fotografi ritrattisti. Per tutto lo scorcio del secolo, Emanuele ascolterà la lezione del suo amico, Lucignolo e Grillo Parlante assieme, che vive la vita con invidiabile intensità, e grazie a lui incontrerà Cesare Garboli, il «grande critico» cui è qui dedicato uno splendido cammeo, che prima di morire gli affiderà la missione di indagare su Metastasio e sul suo sonetto Sogni, e favole io fingo. «Favole finge» tutta la grande letteratura moderna qui evocata, da Puškin a Pessoa fino ad Amelia Rosselli, somma poetessa italiana del Novecento, che abita nella stessa strada di Arturo e che come lui lascerà la vita per scelta; Emanuele incontrerà più volte quel meteorite umano, sempre in fuga da oscuri e spietati nemici, e con Arturo è lei, e la sua eredità, l'altra protagonista di questo folgorante «libro strano» di Trevi – romanzo autobiografico e divagazione saggistica assieme, sette anni dopo Qualcosa di scritto.
Arturo, Amelia, Metastasio guidano lui e noi nel cuore di una Roma piovosa e arcaica, nel cerchio simbolico della depressione e dell'insensatezza, verso l'approdo vitale dell'illusione: se, come scrive Metastasio, le storie inventate suscitano in noi la stessa commozione delle vicende reali, forse di sogni e favole è fatta la vera vita.

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Figlio dello psicanalista junghiano Mario Trevi, è uno dei critici più promettenti della nuova generazione. Ha tradotto e curato edizioni di classici italiani e francesi: si ricordano testi dedicati a Leopardi, Salgari, e autori italiani del Novecento. Collabora al «Manifesto» (Alias) e alla trasmissione radiofonica Lucifero di Radio Tre, con una sezione dedicata alla poesia. Il suo libro Istruzioni per l’uso del lupo ha riscosso un notevole successo. All’uscita questo libro ottenne un successo di critica sulle pagine letterarie dei magazine e dei quotidiani più engagé. È redattore di «Nuovi Argomenti». Ha fatto parte della giuria del premio Calvino nel 2001, e del premio Alice 2002.
Nel 2012 esce per Ponte alle Grazie il libro Qualcosa di scritto.
È stato editore della casa editrice Fazi e ha collaborato con la casa editrice Quiritta. È sposato con la scrittrice e conduttrice radiofonica Chiara Gamberale.
Tra le sue pubblicazioni: Istruzioni per l'uso del lupo (Castelvecchi 1994), Musica distante (Mondadori 1997) ed è fra gli autori di Figuracce (Einaudi 2014). Il suo ultimo romanzo è Il popolo di legno (Einaudi Stile Libero 2015).

    
Emanuele Trevi parla di Sogni e favole  (ibs.it)

 

  2 - POESIA :

Renato Minore : O caro pensiero (Nino Aragno Editore, 2019)

 

"Non sempre la poesia chiama il pensiero, ma in questo nuovo libro in versi di Minore il vocativo del titolo non lascia margini al dubbio (magari solo in apparenza, se i tratti di troppa evidenza in poesia alludono talvolta al loro contrario): O caro pensiero, dunque. E già ci sarebbe da chiedersi se l’aggettivo non abbia una doppia valenza: il pensiero è «caro» proprio nell’accezione leopardiana (ricordiamo di passaggio che del recanatese Minore è stato partecipe biografo), caro come il colle, come la beltà, la luna, lo sguardo e tante altre cose, soprattutto gli inganni e l’immaginare; ma in un tempo – il nostro, e non da poco tratto – in cui le cose si definiscono per il prezzo, «caro» vorrà dire anche che il pensiero è costoso, nel senso che grava nei moti dell’anima e nei ricettacoli della memoria, diventando perfino un inciampo nello stare al mondo. Se si guarda bene, le due accezioni finiscono col sovrapporsi, così che «caro» riguarda il manifestarsi del pensiero quando connotato dagli affetti. (…) Si affaccia almeno l’ipotesi di un futuro, di un ricordo ancora da avere, ancora da vivere prima che ricordo diventi. Si vive per ricordare la vita e per elaborare il ricordo in pensiero”.
(dalla introduzione di Raffaele Manicai) 

 

Renato Minore è nato a Chieti nel 1944, vive da tempo a Roma. Ha pubblicato in poesia"I nuovi giorni" (1965), "Non ne so più di prima" (1984), "Le bugie dei poeti"(1993) “Nella notte impenetrabile” (2002) “I profitti del cuore” (2006). “Stare a vedere quello che accade” (2011) Tra gli altri suoi libri:“Il gioco delle ombre” (1985) “Leopardi L’infanzia le città gli amori” (1987, 2014), “ Rimbaud  La vita assente di un poeta dalle suole di vento”,(1991, 2019) ““Lo specchio degli inganni” (1992) Il dominio del cuore” (1996),“I moralisti del Novecento” (2001).Le sue conversazioni con i poeti italiani del Novecento sono raccolte ne "La promessa della notte"(2012). Ha tradotto Paul Verlaine (“Poesie” 1971, 2015) e ha curato l’opera poetica di Kikuo Takano (“Il senso del cielo”, 2016). Scrive sul Messaggero ed ha insegnato presso l’Università di Roma e presso la Luiss.


Renato Minore Roman Poetry Festival 2019