I premi letterari italiani (2018)

 

 

 Il Premio Strega è stato fondato a Roma nel 1947 da Maria e Goffredo Bellonci con il contributo di Guido Alberti. Il premio è assegnato ogni anno a un libro di narrativa pubblicato tra il 1° aprile dell’anno precedente e il 31 marzo dell’anno in corso. I votanti dello Strega sono gli Amici della domenica, un corpo elettorale di quattrocento uomini e donne di cultura. I libri in gara, ognuno presentato da due Amici, sono sottoposti al vaglio della giuria in due successive votazioni.

 

Helena Janeczek

"La ragazza con la Leica"

(Guanda, 2017)

Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile. (ibs.it)

 

La fille au Leica

Traduction de Marguerite Pozzoli

(Actes Sud, octobre 2018)

 

 

 

 

Helena Janeczek è nata a Monaco di Baviera nel 1964 da una famiglia di ebrei originari della Polonia e naturalizzati tedeschi, vive in Italia da oltre trent'anni.
Ha esordito con la raccolta di poesie in lingua tedesca Ins Freie (Suhrkamp, 1989)
Nel 1997 pubblica, Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997), la sua prima opera di narrativa in italiano.  ampiamente autobiografico il libro ha vinto il Premio Battuga Opera Prima e il Premio Berto. Traduit en français sous le titre Traverser les ténèbres (Actes Sud, 2014)
Cibo (Mondadori, 2002), Bloody Cow (pamphlet visionario sulla "Mucca Pazza", ripubblicato 2012, Il Saggiatore),
Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010 - Premio Napoli,  Premio Pisa e  Premio Sandro Onofri ) - Traduit en français sous le titre Les Hirondelles de Montecassino (Actes Sud, 2012)

 

 Intervista a Helena Janeczek (Festivaletteratura 2017)

 Il suo sito internet è: www.helenajaneczek.com

 

     Premio Bagutta

Il più antico premio letterario Italiano nacque a tavola.. fra amici scrittori pittori e cultori dell'arte che si trovavano a mangiare sempre nella stessa trattoria scelta per caso dallo scrittore Riccardo Bacchelli, che si trovò bene e portò con se i propri amici e da quegli incontri abituali nacque fra una pietanza e un bicchiere di vino prima l'intenzione e poi di fatto il premio Bagutta. Poiché gli incontri erano abituali gli amici istituirono una multa per coloro che mancavano l'appuntamento consueto, fu così che qualcuno propose di destinare la cifra raccolta all'autore del libro che a parere della maggioranza era il più meritevole e una sera del 1926 riportarono su di un pezzo di carta le regole di quello sarebbe diventato il primo premio letterario in Italia.



 

 

"La ragazza con la Leica" ha vinto anche il premio Bagutta 2018

 

 

 

Premio Bagutta - Opera prima

 

Roberto Venturini

"Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera"

 (SEM, 2017)

 

Il romanzo racconta le vicende di Luca e Silvia, lui assistente universitario, lei studentessa, i due sono una coppia di ciclotimici che alternano euforia e depressione, momenti di passione e di crisi totale. Un viaggio dissacrante nelle inquietudini di una generazione perduta tra aperitivi, mostre d’arte ed etichette come “radical chic”, “new normal”, “emo” e “hipster”. Una coppia che si tormenta e si compiace di tormentarsi. Un amore che precipita nel vuoto cosmico di una generazione disillusa, ma sempre molto ironica. E, in quel vuoto, risuona l’eco dei miti del passato con cui si racconta.

 

" [...] un gran libro, uno di quei romanzi che ti fanno ridere a mezzanotte di una domenica sera post ritorno dell'ora legale." (lerecensionidellalibraia)

 

Roberto Venturini è nato nel 1983 a Roma. Ha lavorato come editor, redattore e lettore per diverse case editrici. È autore, soggettista e sceneggiatore della pluripremiata serie web "Tutte le ragazze con una certa cultura".
Proprio da questa serie, è tratto il romanzo "Tutte le ragazze con una certa cultura hanno almeno un poster di un quadro di Schiele appeso in camera".

 


Gli otto episodi della serie si possono vedere sul canale youtube "Tutte le ragazze"

 

 
 

La nascita del Premio Bancarella è dovuta alla tradizione dei Librai Pontremolesi, fenomeno particolare e unico in Italia. Dall’alta Lunigiana, terra di grande emigrazione, dai paesi di Montereggio, Parana, Pozzo, Mulazzo, Busatica, Filattiera, Bratto, sono partite generazioni e generazioni di librai ambulanti. Per i venditori ambulanti pontremolesi l’appuntamento era in primavera al passo della Cisa, sull’antico itinerario della via Francigena, che divide la Lunigiana dalla Padania. Nei verdi prati dell’Appennino si svolgeva il rito sacro dell’assegnazione delle zone dove andare a vendere, in modo da evitare l’inutile e dannosa concorrenza, e scambiarsi le preziose informazioni per rifornirsi dei libri. Difficile trovare dove comprare libri a prezzo conveniente e adatti alle esigenze della loro clientela. L’ideale trovare un editore dove acquistare i resti di magazzino coi pochi soldi ricavati dalla vendita delle castagne, del formaggio e delle foglie di gelso.

«Un premio che non ha, come tanti altri, ipocrite pretese letterarie o in ogni modo culturali, e viene assegnato ai libri più venduti, in una visione del mondo merceologica e incontrovertibile. Guareschi al posto del pur vicino Pea (grande scrittore morto raggiungendo tirature di mille copie, come del resto Svevo)», scrive il libraio bibliofilo Alberto Vigevani.

«Così il Premio — scrive Ungarelli — intreccia, edizione dopo edizione, una piccola storia dell’editoria italiana, fatta anche di personaggi minori e incorniciata in uno spettacolo popolare pieno di fascino e di curiosità. Il tutto poi accompagnato da testaroli, patona, padeletti, funghi e ottimo vino locale. Così il Premio vive e solo così può rimanere nel tempo; anche una piccola modifica lo farebbe apparire troppo simile agli altri 2.000 premi letterari che esistono in Italia».

 

Dolores Redondo

"Tutto questo ti darò"    tradotto dallo spagnolo da Ascanio Temonte (Todo esto te daré, 2016)

(DeA Planeta, 2017)

 

Quando una coppia in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo ossessivamente dedito alla stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che dev’essere accaduto qualcosa di grave ad Alvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Alvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma. Ma giunto a destinazione si ritrova invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ha al centro la ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Alvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto sé stesso.

"Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa onestà le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della nostra società." (Letteratitudine)

 

Dolores Redondo (San Sebastián, 1969)  è una scrittrice spagnola (basca). Ha studiato Legge e ha lavorato nel mondo del business per anni prima di diventare scrittrice a tempo pieno. Dopo avere scritto racconti e narrativa per l’infanzia, pubblica il suo primo romanzo Los privilegios del ángel nel 2009, ma è con la Trilogia Baztán che ha raggiunge il successo vendendo in Spagna un milione e 300 mila copie.  Nel 2016 si aggiudica in Spagna il Premio Planeta con Todo esto te daré.

 

Dolores Redondo racconta Tutto questo ti darò (spagnolo)

 

Tout cela je te le donnerai (Fleuve Editions, 2018)

(traduction Judith Vernant)

Ce livre est disponible à la médiathèque d’Orléans

 


Todo esto te daré

(Editorial Planeta, 2016)

 

 

 

 

 
  

 Il “Campiello” è un premio letterario che viene assegnato a opere di narrativa italiana. Istituito nel 1962 per volontà degli Industriali del Veneto con lo scopo di ritagliare un preciso spazio per l’imprenditoria veneta nel mondo culturale italiano. Nella sua storia, il Premio Campiello ha provato la validità delle sue scelte culturali segnalando all’attenzione del grande pubblico numerosi autori e romanzi che hanno segnato la storia della letteratura italiana.

La prima edizione si svolse nel 1963 a Venezia nell’isola di San Giorgio e vide premiare il romanzo di Primo Levi “La Tregua”.

 

Rosella Postorino

 "Le assaggiatrici"

(Feltrinelli, 2018)

La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.

"Con una rara capacità di dare conto alle ambiguità dell'animo umano, Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk (assaggiatrice di Hitler nella caserma di Krausendorf) racconta la vicenda eccezionale di una donna in trappola, fragile di fronte alla violenza della storia, forte dei desideri della giovinezza." (ibs.it)

Rosella Postorino è nata a Reggio Calabria nel 1978, cresciuta in Liguria si è trasferita a Roma nel 2002 e ha esordito nella narrativa nel 2004 con il racconto In una capsula all'interno dell'antologia Ragazze che dovresti conoscere.
Nel 2007 è uscito il suo primo romanzo La stanza di sopra (finalista del Premio Srega e Premio Rapallo. Ha pubblicato inoltre  L'estate che perdemmo Dio , Il corpo docile,  e Il mare in salita . Ha tradotto e curato alcune opere della scrittrice Marguerite Duras. Collabora con le pagine romane del quotidiano «la Repubblica» e scrive su «Rolling Stone».

  
Rosella Postorino
racconta Le assaggiatrici

      
Intervista a Rosella Postorino (40min)

 

  Leggi un estratto (ibs.it)

 

"Le assaggiatrici" ha vinto anche il diversi altri premi letterari, fra i quali il Premio Rapallo, il Premio Lucio Mastronardi Città di Vigevano, il Premio Pozzale Luigi Russo

 

"La goûteuse d’Hitler" (Albin Michel, 2019)

Traducteur : Dominique Vittoz

 

 

 

 

 

 

 

 

 - Opera prima

Nel 2004 la Fondazione Il Campiello ha istituito il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima che viene assegnato al romanzo di un autore al suo esordio letterario.

Il riconoscimento Premio Campiello Opera Prima, secondo regolamento, viene attribuito dalla Giuria dei Letterati e annunciato nel corso della Riunione di Selezione. Il vincitore viene premiato nel corso della cerimonia di premiazione del Premio Campiello letteratura.

 

Valerio Valentini

"Gli 80 di Camporammaglia"

(Editori Laterza, 2018)

Camporammaglia è un paese come ce ne sono tanti nell’entroterra abruzzese, fagocitato dagli Appennini a 800 metri d’altezza, a mezz’ora di macchina dal primo supermercato. Ci vivono, in una orgogliosa e disperata indifferenza rispetto al resto dell’universo, più o meno ottanta persone, tutte con gli stessi due o tre cognomi, tutte aggrappate a un’apatia che le protegge e le condanna. Ma l’idillio è solo apparente, l’inviolabilità delle leggi dei padri è inevitabile che crolli quando la Storia finalmente irrompe, anche a Camporammaglia. Il terremoto, nella primavera del 2009, arriva a sconvolgere quell’intricato garbuglio di relazioni che da sempre tiene uniti gli abitanti del posto. E così, com’è già avvenuto in passato di fronte a eventi più o meno epocali – poco importa che si trattasse del prolungamento della statale, della costruzione della piazza o della comparsa della prima televisione – Camporammaglia muta nella sua eterna fissità: continua ad arrendersi, e a resistere, come rimanendo sull’orlo di una capitolazione che però non avviene mai del tutto. Gli 80 di Camporammaglia è un romanzo corale, un intrico di storie dense di coraggio e afflizione, un racconto che con impeto realista testimonia di un modo di stare al mondo che sembra già appartenere a un’epoca superata.

“La prima impressione che ho avuto quando ho iniziato a leggere Gli 80 di Camporammaglia  è stata che fosse un romanzo autobiografico. La mia sorpresa è stata, quindi, assai grande quando ho scoperto che in realtà Camporammaglia è un paesino immaginario inventato dal giovane giornalista Valerio Valentini, qui alla sua prima prova da scrittore.
Camporammaglia è una frazione come ne esistono un'infinità nel nostro Bel Paese, ove gli abitanti  vivono come immersi in un mondo distante e perfetto, in un equilibrio fragile eppure perfetto che inevitabilmente si ritrova alterato quando, nel 2009, la terra trema ed il fiume della Storia rompe gli argini.
E così la narrazione, alla quale non mancano note di piacevole ironia ed episodi tragicomici dei quali sono protagonisti gli abitanti stessi, procede in un'altra direzione: dal momento in cui il terremoto muta per sempre l'esistenza delle persone, anche lo stile cambia ritmo. Valentini sostituisce il tono scanzonato a uno più doloroso: racconta senza sconti l'uso strumentale che il Governo italiano fece della tragedia ed emblematico di questa strumentalizzazione fu il trasferimento del G8 da Genova a L'Aquila.”
(Ilaria Pocaforza, CriticaLetteraria)

Valerio Valentini  è nato a L’Aquila il 24 ottobre del 1991 e cresciuto a Collemare, piccolo paese sugli Appennini abruzzesi, Valentini si trasferisce a Trento nel 2010 per frequentare l’Università. Dalla fine del 2017 vive a Torino, dove collabora con il “Corriere della Sera”. Dal 2018 è tornato a lavorare stabilmente per “Il Foglio”, come cronista politico.

   
Valerio Valentini racconta Gli 80 di Camporammaglia


ARSITA UNA VALLE CHE LEGGE : VALERIO VALENTINI a Arsita 11/11/18

 

 Premio Viareggio Rèpaci

Premio Letterario Viareggio-Rèpaci

Il ‘Viareggio’ apre in Italia la stagione dei grandi Premi letterari del Novecento. Dopo il ‘Bagutta’, ideato da Orio Vergani nel 1926 tra le quattro mura di una trattoria milanese, il ‘Viareggio’ nasce in Versilia nel 1929 sulla spiaggia e “sotto un ombrellone” per iniziativa dei tre amici Leonida Rèpaci, Carlo Salsa e Alberto Colantuoni. L’eletta compagnia accoglie poi Primo Conti e Gian Capo, con l’intenzione di sottrarre il Premio al chiuso dei cenacoli e di aprirlo en plein air alla libera circolazione delle idee nella società letteraria italiana. Viareggio fu scelta perché “noi fondatori intendemmo contraccambiare la bella spiaggia di quell’amore che aveva saputo accendere nel fondo di noi, da quando avevamo associato il suo nome a quello di Shelley, il ricordo di un tonfo di risacca al crepitio del rogo col quale un Poeta ritornava, dio immortale, ai puri spazi da cui era disceso per scolpire la statua di Prometeo, finalmente liberato dalle potenze e dalle presenze del Male” (Rèpaci).

 

  1 - NARRATIVA :

Fabio Genovesi : "Il mare dove non si tocca"  (Mondadori, 2017)

  e

Giuseppe Lupo : "Gli anni del nostro incanto"  (Marsilio, 2018)


Il mare dove non si tocca (Vincitore inoltre del Premio letterario Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti 2018).
In un paesino della Toscana, con il mare a portata di mano, Fabio, sei anni, e con la “maledizione” che colpisce gli uomini della famiglia Mancini. Un quintetto di “nonni” lo inizia alla vita, intanto che un padre, amatissimo, dorme un sonno profondo.
Fabio con le sue esilaranti vicissitudini, la sua innocente genuinità, il suo dolore profondo, ma ricco di speranza e amore, ci sussurra… La vita è bella!!!

Trama :
Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l’unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno – uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici – se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi – nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant’anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c’è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l’immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.

    
Fabio Genovesi racconta Il mare dove non si tocca

Fabio Genovesi  è nato a Forte dei Marmi (Toscana, provincia di Lucca) nel 1974. Ha scritto Versilia Rock City, Morte dei Marmi, Esche vive (traduit sous le titre Appats vivants, Fayard, 2012), Tutti primi sul traguardo del mio cuore e nel 2015 Chi manda le onde (traduit sous le titre D’où viennent les vagues, 10-18, 2018) che vince il Premio Strega Giovani. Collabora con il «Corriere della Sera», «Vanity Fair» e «Il Tirreno»

 

 

Sulla copertina de Gli anni del nostro incanto si vede una famiglia su una Vespa a Milano: padre, madre e due figli piccoli. Da questa fotografia prende lo spunto il romanzo ambientato in due tempi: i giorni cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna e una donna viene ricoverata per la perdita della memoria e gli anni Sessanta in cui la stessa donna girava spensierata per la città con i suoi familiari. Il racconto di due generazioni: la generazione dei padri che hanno fatto entrare l'Italia nella modernità e la generazione dei figli che hanno sentito l'esigenza della contestazione.

Trama :
Una domenica di aprile, una Vespa, a Milano, negli anni Sessanta: un padre operaio, una madre parrucchiera, un figlio di sei anni e una bimba che non ne ha ancora compiuto uno. Vengono dalla periferia, sembrano presi dall'euforia del benessere che ha trasformato la loro cronaca quotidiana in una vita sbarluscenta. Qualcuno scatta una foto a loro insaputa. Vent'anni dopo, nei giorni in cui la Nazionale di calcio italiana vince i Mondiali di Spagna, una ragazza si trova al capezzale della madre che improvvisamente ha perso la memoria. Il suo compito è di ricordare e narrare il passato, facendosi aiutare da quella foto. Prende così avvio il racconto di una famiglia nell'Italia spensierata del miracolo economico, una nazione che si lascia cullare dalle canzoni di Sanremo, sogna viaggi in autostrada, si entusiasma con i lanci nello spazio dei satelliti americani e sovietici, e crede nel futuro, almeno fino a quando non soffia il vento della contestazione giovanile e all'orizzonte si addensano le prime ombre del terrorismo. Dopo la strage di piazza Fontana finisce un'epoca favolosa e ne comincia un'altra. La città simbolo dello sviluppo industriale si spegne nel buio dell'austerity, si sporca di sangue e di violenza, mostra il male che si annida e lascia un segno sul destino di tutti. Giuseppe Lupo ci racconta il periodo più esaltante e contraddittorio del secolo scorso - gli anni del boom e quelli di piombo - entrando nei sogni, nelle illusioni, nelle inquietudini, nei conflitti di due generazioni a confronto: quella dei padri venuti dalla povertà e quella dei figli nutriti con i biscotti Plasmon.

Giuseppe Lupo è nato ad Atella (Basilicata, provincia di Potenza) nel 1963 e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l'Università Cattolica di Milano e Brescia.
Ha esordito nella narrativa con il romanzo L'americano di Celenne con cui nel 2001 ha vinto il Premio Giuseppe Berto e il Premio Mondello opera prima. Successivamente ha pubblicato i romanzi Ballo ad Agropinto , La carovana Zanardelli  (Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical e Premio Carlo Levi), L'ultima sposa di Palmira ( Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (Premio Giuseppe Dessì), L'albero di stanze (Premio Alassio Centolibri-Un autore per l'Europa; Premio Frontino-Montefeltro; Premio Palmi).
È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore e di Avvenire.

    
Giuseppe Lupo racconta Gli anni del nostro incanto

 

2 - POESIA : Roberta Dapunt

"Sincope"

(Einaudi, 2018)

 

“Mi sono sentita attratta dai corpi, dalla storia dei corpi che in questa nostra società così orientata dal concetto di prestazione e riuscita invece falliscono, i corpi che non ce la fanno; ma anche i luoghi possono fallire, sono i luoghi che non tengono il passo coi tempi, per esempio i luoghi disabitati o distrutti da una guerra; ancora, ho pensato ai morti, a coloro i quali muoiono in uno stato di estremo abbandono, magari nella stanza accanto alla nostra e senza che noi ce ne accorgiamo, morti che neppure hanno la consolazione di avere un nome. Queste sono dimensioni che mi rappresentano” (Roberta Dapunt)


a Pieve
Tu per me il tuo sguardo. Malizioso inganno,
mi poni dentro al vino giudizio e penitenza. Ascolto.
Senti il vino, amico mio che non ti conosco?
È ponte dal sapore fisico, sofferenza e piacere dall’alito
antico.
Sono certa che ti amo questa sera,
la ruvida acerbità della fermentazione,
il travaso delle tue parole. È sudore afflitto,
splendido vacillare, come di breve morte.
Dammi da bere. Versami. Leviamoci la sete di dosso,
finché saremo redenti, amico mio che non ti conosco.
Arriveremo insieme al bordo del bicchiere,
lí dove cola la triste sete. Stasera in questo tempio,
mentre fuori piove il silenzio a Piev

    
Poesie lette da Roberta Dapunt

Roberta Dapunt è nata nel 1970 a Badia (Trentino-Alto Adige, provincia di Bolzano), dove vive e lavora. Oltre all'italiano ha utilizzato nelle sue opere anche la lingua ladina, Sincope è la sua quinta raccolta di poesie.